Selezione Export Manager, quali skills?

Scopriamo insieme le competenze chiave degli Export Manager.

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Una sorpresa! L’Italia è un paese di Export Manager . Da uno studio di Roland Berger e del centro studi di Confindustria emerge in modo chiaro che l’Italia si posiziona al 5° posto nella classifica dei paesi europei perExport . E questo dato possiamo confermarlo anche noi di Sales Line; negli ultimi anni, infatti, oltre alle classiche selezioni di Manager e specialisti in Italia abbiamo fatto un numero significativo di progetti di selezione di  Export Manager, in vari settori e per aziende di dimensioni diverse, anche se il range di fatturato è spesso compreso tra i 20 ed i 500 mio euro.

La selezione di un Export Manager è sempre un progetto stimolante!  La cosa più interessante è la scoperta di mondi nuovi e di specialisti con esperienze professionali maturate in contesti molto diversi da quelli che siamo abituati a vedere nel mercato domestico.

La prima domanda che ci poniamo insieme all’azienda cliente è “Quali competenze andiamo a valutare in unExport Manager”? Certo l’esperienza nel ruolo è importante come anche la conoscenza del settore, però, è importante capire quali sfide deve affrontare il nostro “Marco Polo” per rendere profittevole il business della sua azienda oltralpe. E per fare questo, quali sono le “Key Skills” che dovrà mettere nella sua valigia quando si imbarca per Shanghai o New Delhi?

Ogni azienda disegna un proprio profilo di Export Manager, ma avendo fatto molte selezioni di questo tipo, abbiamo individuato alcune competenze e capacità chiave:

Al primo posto metto la capacità di saper “leggere” ed interpretare velocemente contesti diversi” (culturali & aziendali); questo è tipico di persone che sanno pensare “out of the box”, ossia che riescono ad osservare le situazioni da punti di vista non convenzionali.

L’Export manager, spesso , si trova in situazioni assolutamente nuove  e se applica l’approccio convenzionale rischia di rimanere bloccato in una negoziazione senza fine. Provate ad immaginare di approcciare un’azienda di distribuzione Russa o una trading company Giapponese. Mondi diversi per avere un approccio unico e convenzionale. In questo gli italiani hanno capacità e una notevole dose di problem solving.

Altra caratteristica importante è l’autonomia; L’ Export Manager lavora per un’azienda, spesso strutturata, ma a volte si trova da solo in contesti difficili a prendere una decisione che non può essere rimandata. E’ una persona che sa muoversi in autonomia e con una buona dose di proattività; ha energia e non si risparmia (grande capacità nel gestire lo stress).

Quindi, non basta sapere l’inglese o il tedesco (lo si da per scontato) ma servono skills non comuni ed un buon grado di “imprenditorialità” che fanno dell’ Export Manager un achiever.

Analizzando tanti profili, posso dire, che la professione  dell’ Export Manager  non può essere improvvisata e va costruita fin dagli studi universitari, che saranno arricchiti da esperienze all’estero, magari in contesti complessi. Inizio ad incontrare qualche giovane candidato che ha fatto 6 mesi in Cina subito dopo la laurea e questo mi fa venire il sorriso e la voglia di guardare con ottimismo all’economia italiana che ha un grosso potenziale proprio all’estero.

 

Benedetto Caramanna

 

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