L’Intelligenza Culturale (CQ) nelle aziende

 

Siete culturalmente intelligenti?

L’Intelligenza Razionale (IQ) è stata tenuta in alta considerazione fino a 30 anni fa; l’Intelligenza Emotiva (EQ) lo è stata negli ultimi 30 anni. Oggi bisogna essere anche culturalmente intelligenti: si parla di Intelligenza – o Quoziente – Culturale (CQ).

Una delle voci più autorevoli a livello europeo sul tema dell’Intelligenza Culturale – ossia CQ – è Frode Hvaring, Co-Fondatore di Newind (società di consulenza basata a Ginevra e Singapore). È stato Direttore Risorse Umane in varie aziende internazionali, come Credit Suisse, Caterpillar ed Eurovision, dove ha contribuito ad apportare cambiamenti culturali significativi. Gli abbiamo chiesto cos’è l’Intelligenza Culturale e perché sta diventando un fattore critico di successo per le aziende.

Cos’è l’Intelligenza Culturale e perché sta diventando così importante?

Hvaring: I leader di oggi devono saper affrontare sfide culturali senza precedenti. Viaggi internazionali, comunicazione multilingue e frequenti opportunità oltre i confini nazionali fanno ormai parte della nostra vita. Siamo esposti quotidianamente a culture diverse.

Ma chi ci ha preparati a gestire i rapporti interculturali? Spesso la risposta è “Nessuno, ma ho viaggiato tanto”, oppure “Osservo ed imparo”. È un buon inizio, ma sarebbe superficiale fermarsi lì ed è chiaramente insufficiente per essere efficaci se vogliamo capire, negoziare e costruire legami duraturi.

L’Intelligenza Culturale è definita semplicemente come la capacità di operare in modo efficace in un ambiente culturale diverso. Si basa sulla scienza e si può imparare ed allenare.

Perchè la CQ sta diventando un fattore critico?

Hvaring: La concorrenza! La CQ è un fattore competitivo. Si immagini due venditori che le propongono dei prodotti o servizi simili: uno sa come funziona la sua azienda, di cosa ha bisogno, qual è la sua strategia, come può completare la sua vita, e l’altro no. Lei vorrebbe di certo lavorare con il venditore più preparato! Nelle relazioni interculturali è lo stesso: che si tratti di ricevere o di visitare altre nazioni o culture, l’ignoranza interculturale è inefficace, anzi è un handicap. Ed oggi, nel 2017, l’ignoranza è imperdonabile!

È peraltro facile rendersi conto che oggi l’ignoranza culturale è un ostacolo al successo per molti individui, gruppi di lavoro, squadre dirigenti in azienda, aziende intere… E anche per i politici!

Cosa succede, appunto, nelle aziende europee in termini di CQ ?

Hvaring: Da qualche anno, sempre più amministratori delegati e direttori RU nel mondo stanno mettendo in atto programmi di sviluppo in ambito CQ. In particolare per i Millennials (i nati tra 1980 e 1999),  che tra pochi anni prenderanno il potere.

Abbiamo un vantaggio in Europa: siamo popoli diversi e apprezziamo anche molti aspetti delle altre culture europee. Oggi è necessario andare oltre, come fece Marco Polo, alla scoperta di usanze diverse da quelle europee.

Peraltro, alcune nazioni intelligenti hanno già messo in atto programmi di CQ come parte dei loro sistemi educativi di base (Singapore, Qatar e Finlandia). Non è imminente un’iniziativa simile in Italia a livello governativo, dunque le aziende italiane devono attivarsi da sole.

Dunque la CQ si può imparare ed applicare. Come?

Hvaring: I migliori programmi sulla CQ offrono una potente combinazione di valutazione-assessment del potenziale interculturale; e-learning (es. visione di video situazionali); formazione in aula; apprendimento esperienziale sul campo e coaching su misura.

Il tipo di formazione e sviluppo dipende dalla situazione: un bisogno urgente come una fusione-acquisizione tra aziende di più culture necessita di un accompagnamento diretto, immediato e agile. Mentre una strategia commerciale per affrontare nuovi mercati geografici permette un approccio più pedagogico e duraturo.

Un errore da non commettere è quello di puntare su persone che non hanno la stoffa o che non vogliono mettersi in gioco: la motivazione intrinseca (“voglio”) ed estrinseca (“posso”) devono esserci! Oltre alla motivazione, si lavora anche sulla conoscenza delle componenti culturali, sulla strategia e la visualizzazione delle interazioni ed infine sull’agilità in situazioni reali.

Molto istruttivo. Quali considerazioni finali sulla CQ vorrebbe indirizzare ai dirigenti italiani per mantenere alta la bandiera dell’eccellenza italiana nel mondo?

Hvaring: Oggi le interazioni sono interculturali. Per restare competitivi, i leader hanno bisogno di acquisire al più presto nozioni più avanzate di efficacia interculturale.

La mia convizione è che l’Intelligenza Culturale stia diventando un biglietto d’ingresso indispensabile negli affari, nei sistemi educativi e nella politica internazionale. Se siete preparati in ambito CQ, entrerete per primi nei contesti di business più interessanti; i competitor meno preparati, invece, dovranno aspettare e sperare.

HvaringFrode Hvaring è un esperto di Risorse Umane, Cambiamenti culturali ed interculturali, Leadership e People Analytics. Ha ricoperto ruoli internazionali di rilievo nelle Risorse Umane e nel Corporate Advisory.

Co-fondatore di Newind (Ginevra/Singapore) di cui dirige la sede europea, è anche coach certificato; aiuta le start-up; interviene a livello accademico in dibattiti e convegni sulla Leadership, la Cultura, la Diversità, l’Agilità organizzativa, la Trasformazione Digitale e le Risorse Umane.

 

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